Informazioni per Bianchi

Storia del marchio Bianchi

La Bianchi è il più antico marchio ciclistico tutt’ora esistente, essendo nato nel 1885. Fin dai suoi esordi, ossia nel 1899, la Bianchi allargò la propria produzione anche alle automobili ed alle motociclette. La produzione motociclistica durerà fino al 1964, mentre appunto la produzione di biciclette è arrivata fino ad oggi. Sia le automobili Bianchi di inizio 1900, sia le motociclette dello stesso periodo, erano modelli esclusivi, e nel motociclismo, prima della seconda guerra mondiale, la Bianchi colse molte vittorie, con piloti come Tazio Nuvolari, che si aggiudicò il Campionato Europeo Classe 350 nel 1925, e il Campionato Italiano della stessa classe nel 1926. Altri 2 Campionati Italiani 350 furono colti nel 1928 e 1929 con Amilcare Moretti. Nel 1936 sarà Dorino Serafini a far conquistare alla Bianchi il Campionato Italiano nella classe 500.

Dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale gli stabilimenti erano stati bombardati, nonostante la morte del fondatore Edoardo Bianchi, l’azienda riuscì a ripartire ed essere protagonista del boom delle moto di piccola cilindrata degli anni della ricostruzione. Venne prodotta una bicicletta motorizzata, l’Aquilotto, di cui si poteva anche acquistare il solo motore, e la motocicletta Bianchina 125, ed entrambi furono dei successi commerciali.

Negli anni ’50 la Bianchi potè quindi dedicarsi al lancio di una serie di nuove moto bicilindriche 250, 350 e 500, e grazie a queste tornare anche alle corse. Nel 1961 e nel 1964 la Bianchi si aggiudicò altri 2 Campionati Italiani in classe 500, con Ernesto Brambilla e Remo Venturi rispettivamente. Tra i modelli più significativi del periodo possiamo ricordare la MT 61 fornita all’esercito italiano, e la Sila 175. Ci fu anche uno scooter, chiamato Orsetto 80.

Il calo delle vendite di motociclette degli anni ’60 portò l’azienda ad una grave crisi ed al fallimento, nel 1964. Gli imprenditori che rileveranno l’azienda, proseguiranno la produzione di biciclette, mentre le motociclette, a parte la vendita delle rimanenze, terminò definitivamente. Il ramo auto, per suo conto, era già stato abbandonato una decina di anni prima, dopo la creazione del Marchio Autobianchi, in collaborazione con Pirelli e Fiat, che rimasero le uniche azioniste del marchio, dopo l’uscita proprio della Bianchi dalla società.